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A caval donato.

A caval donato.

La notizia non sta nel fatto che il comunista Morales abbia donato a Francesco un Cristo crocifisso su falce e martello, ma che la più alta carica della Chiesa Cattolica lo abbia accettato e non glielo abbia tirato in fronte mandandolo a stendere. Tralasciano le aberrazioni collettiviste di chi in quel simbolo si riconosce, è nel suo nome che sono morte venti milioni di persone nell’Unione Sovietica, sessantacinque in Cina, un milione in Vietnam, due in Corea del Nord e due in Cambogia ed altrettanti milioni di persone tra Europa dell’est, America latina, Africa e Afghanistan. Uccisi perché la pensavano diversamente, perché omosessuali o si opponevano a purghe interne allo stesso partito che poi gli ha tolto la vita. Morti ammazzati perché difendevano la propria casa, il proprio raccolto o la propria nazione. La propria libertà! Uccisi dopo essere stati torturati, fatti prigionieri e spesso sfruttati in campi di lavoro che nulla hanno da invidiare ai campi nazisti. Morti invano se persino chi ogni domenica ci parla di pace e fraternità perdona e tollera che il più alto simbolo della cristianità venga accostato a tanta violenza, brutalità e odio. Non c’è differenza con un Cristo appoggiato su di una svastica, il sangue ha sempre lo stesso colore.

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