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Dagli all’untore.

Dagli all’untore.

Una delle cose che più ho odiato nella mia esperienza consiliare è stata la tendenza estremamente diffusa di attribuire ogni colpa, ogni malfunzionamento, ogni evidenza di disagio al Sindaco in carica. Senza che ci siano dirette responsabilità, anche quando questo era evidente: se succedeva qualcosa, la colpa era solamente sua. C’è l’erba alta perché è piovuto per 3 settimane di fila, colpa del Sindaco. È esploso un tubo di una conduttura dell’acqua, chiaramente colpa sua. Un obbligo di legge ci vincola ad altri comuni per la gestione del ciclo dei rifiuti, colpa del Sindaco. Il governo rimette l’IMU, Sindaco vergognati! Una famiglia ha perso il lavoro e ora rischia lo sfratto, colpa sua e dalla sua giunta. È un modo di fare che mi infastidisce terribilmente perché nega la complessità del mondo che ci circonda e trasforma la politica e l’amministrazione in un continuo talk show privo di contenuti. Se a farlo è un cittadino, implica certamente la sua estraneità alla materia, ma anche un modo di vivere arrogante che lo vede immerso in un contesto che si rifiuta di capire, ma sul quale vuole comunque avere l’ultima parola. Se a farlo invece, è la controparte politica, la vita amministrativa si riduce in una campagna elettorale continua che mira alla gogna pubblica e non alla critica mirata e ad una migliore amministrazione della Res Publica, come invece, ipocritamente, si dice sempre di fare. L’aver riscontrato questa tendenza in ogni contesto è già di per sé deprimente, ma farlo anche quando in ballo c’è la morte di un bambino di 4 anni scivolato nella tromba di un ascensore in manutenzione, è triste al punto di svilire i più nobili aspetti dell’animo umano. I fischi di ieri a Marino mentre dichiarava il lutto cittadino, i titoli di Libero, i tweet di quella cretina della Lombardi sono oltremodo vergognosi e meriterebbero tutta l’indignazione che non siamo più in grado di esprimere. A far schifo non sono solo loro, ma anche il lassismo che ci ha abituati a queste manifestazioni indegne e che ci impedisce di urlare che davanti alla morte di un bimbo di quattro e alla disperazione di sua madre che lo ha visto scivolare via si dovrebbe solo rispondere con del doveroso silenzio e tutta l’empatia di cui disponiamo.

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