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Lavor(erei).

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Un mese fa ho fatto un colloquio in un’importante azienda dell’eporediese. Dovevo occuparmi di finanza e controllo di gestione, 8 ore al giorno a 500€ al mese, per sette mesi. Il che implicava che ogni giorno avrei dovuto spendere circa 20€ di benzina e caselli e, tra andata e ritorno, stare almeno un’ora e mezza in macchina. Si fa per carità, ma in cambio deve esserci la prospettiva di un rinnovo del contratto o di un’assunzione, viceversa il costo opportunità che andrei a sostenere sarebbe troppo alto per rendere attraente la proposta. Quando ho chiesto se ci fosse questa possibilità, mi è stato detto che sarebbe stata un’eventualità piuttosto improbabile perché il contratto che avrei sottoscritto si inseriva in un piano di incentivi regionali (400€ per 32 ore settimanali pagati dalla Regione, poi integrati dall’azienda con 100€/mese per arrivare alle canoniche 40 ore settimanali) per il sostegno all’occupazione e che loro mi offrivano questa opportunità solo perché non gli costava pressoché nulla (4/5 del mio compenso lo pagava il contribuente piemontese: mi sarebbe bastato iscrivermi alle liste di collocamento). Tra sette mesi io sarei tornato a casa senza nulla in tasca, dopo aver offerto il mio lavoro e le mie competenze a costi risibili e senza aver ricevuto nessun tipo di formazione spendibile altrove (in 6 mesi si può imparare a fare il magazziniere in una piccola realtà, non il controllo di gestione finanziario in un’azienda da 50 milioni di fatturato). Mi hanno preso e io non li ho nemmeno richiamati, ma non è questo il punto. Il punto è che quando alle prossime elezioni tutti i partiti vi diranno che si impegneranno per creare nuovi posti lavoro (sì, loro credono di avere questo potere e questo compito), ad aiutare con incentivi e sussidi l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro combattendo disoccupazione e precarietà, ditegli molto serenamente che si facciano i cazzi loro. Il mercato si autoregola e un’azienda che vuole rimanere competitiva non si può permettere di trattare il suo personale come un preservativo monouso.

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